Perché si prendono decisioni sbagliate

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[I]l periodo estivo, di solito, porta con sé una maggiore propensione alla riflessione, complice anche l’aria di vacanza che si respira. Perciò, in questo numero de La Performance Review vorrei fare, appunto, una riflessione su come tutti quanti affrontiamo le nostre sfide quotidiane.

Qualche mese fa, la Harvard Business Review ha lanciato un sondaggio dal titolo “What leads to poor decision making inside your organization?”, che possiamo tradurre in “cosa porta a prendere decisioni povere, cioè sbagliate o di scarsa rilevanza”.

Il risultato è che le 3 cause più indicate sono rispettivamente la mancata condivisione di informazioni, l’assenza di un processo decisionale formale e la paura dei rischi connessi all’assunzione di una decisione.

I risultati del sondaggio di HBR

Rileggendo questi dati ho pensato che il ragionamento può essere ampliato, fino ad abbracciare tutta l’attività delle micro/piccole imprese e, qualche volta, anche delle medie: se analizziamo brevemente questi aspetti, ci accorgiamo che ciò che porta a prendere decisioni sbagliate è sostanzialmente il nostro atteggiamento.

Infatti, premesso che i rischi non si possono azzerare, ma solo valutare, gli altri elementi indicati come cause del problema sono riferibili esclusivamente a mancanze “interne” all’azienda e potrebbero essere agevolmente superate, solo che lo si voglia.

La mancanza di un processo formale, poi, a mio avviso è la causa vera che porta a prendere decisioni sbagliate. Troppo spesso, tutti noi (chi è senza peccato scagli la prima pietra, me compreso) ci facciamo prendere dai meccanismi quotidiani dimenticandoci che per evitare i rischi connessi alle nostre scelte (o ridurli al minimo), l’unica strada è la pianificazione.

Sono certo che se vi obbligassero a dire dove sarà la vostra azienda fra 12 mesi (per non dire fra 18-36) una percentuale molto elevata dovrebbe rispondere “creativamente” , pensando sul momento alla risposta migliore.

Ecco dunque il processo formale di cui si parlava; certo, è più semplice a dirsi che a farsi, ma la velocità con cui cambia il panorama economico, oggi, impone una rapidità di risposta sicuramente più elevata che in passato.

Bisogna tornare a fare un po’ di sana strategia, per poi condividerla (non imporla) con chi dovrà implementarla; definire le modalità con cui si intende raggiungere gli obiettivi definiti e infine, poiché come dice il proverbio “presto e bene non stanno insieme”, bisogna prevedere frequenti revisioni per adattarsi alle nuove, sopravvenute, condizioni ambientali. Buona vacanza e buona strategia!

© 2014 Brunello Menicucci

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