Pa Non Fa Rima Con Performance

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Questa mattina, su un quotidiano, ho letto una notizia il cui titolo era:

 

“Regali” per circa 60mila euro dal direttore ai dipendenti Asl

Nell’articolo si legge che il Direttore Sanitario della ASL 5 di Pisa, in procinto di lasciare l’incarico, ha emanato due delibere che hanno fatto arrabbiare non poco la maggior parte dei dipendenti, che attraverso la RSU starebbero addirittura pensando di ricorrere alla Corte dei Conti ove l’azienda decidesse di non rivedere le proprie posizioni. Cos’è successo di così grave? La Direzione dell’azienda ha ritenuto di dare un premio in denaro a 60 dei 2.200 lavoratori, per un importo complessivo di circa 60 mila euro, in riferimento alle prestazioni e come “Riconoscimento dei premi paziente per l’attività svolta nell’anno 2013 e 2014 personale del comparto e della dirigenza”. Tuttavia, le motivazioni che hanno indotto l’azienda a premiare questi e non altri dipendenti non sembrano essere state convincenti, al punto che la RSU ha diffidato l’azienda dal procedere con il pagamento ed ha chiesto un parere al collegio dei revisori.

Che fine ha fatto la Legge Brunetta?

Ora mi chiedo: perché, nel 2015, siamo ancora a questo punto? Sei anni fa Antonio Naddeo, capo del Dipartimento della Funzione Pubblica, parlando della riforma della Pubblica Amministrazione (la cosiddetta Riforma Brunetta - D.Lgs n. 150/2009), diceva:

...segna l’avvio di un percorso complesso ed impegnativo, che vedrà gli attori del settore coinvolti in una sfida importante: riaffermare la fiducia della collettività nell’operato delle pubbliche amministrazioni e restituire valore alla figura del funzionario pubblico. Ciò sia mediante diffusione, nel relativo contesto, di una reale cultura dell’efficienza, del merito e dell’integrità, responsabilizzando il lavoratore pubblico, dirigente e non, sul proprio ruolo e sulla rilevanza della funzione che è chiamato a svolgere, facendo emergere, ove occorra, i demeriti rilevati; sia mediante una maggiore partecipazione del cittadino nella gestione dei servizi pubblici, rendendo possibile e concreto il controllo da parte dello stesso sull’utilizzo delle risorse pubbliche, attraverso la massima trasparenza delle informazioni che riguardano l’organizzazione, i costi dei servizi, i trattamenti economici erogati.

Aldilà degli obblighi legislativi (alcune amministrazioni non sono tenute), ogni Ente dovrebbe sentire il dovere morale di utilizzare gli strumenti disponibili, al fine di assicurare standard qualitativi del servizio all’altezza delle aspettative della cittadinanza, potendo al contempo raggiungere gli obiettivi strategici e valorizzando sia le performance individuali che quelle a livello di organizzazione.

Ci sono casi di successo (e non pochi) di Enti che hanno deciso di implementare sistemi di gestione delle performance, e avvalersi di strumenti utili, come la messa a punto di sistemi di KPI, l’uso della Balanced Scorecard, i cruscotti direzionali. Se, come ho scritto in un post recente, nelle aziende private solo 1 dipendente su 8 è “engaged”, immaginiamoci quale possa essere la situazione nellaPubblica Amministrazione dove certamente è molto più facile “fare melina” e imboscarsi.

Certo è che, a distanza di sei anni, frasi come “controllo da parte del cittadino sull’utilizzo delle risorse pubbliche” o “massima trasparenza” suonano davvero vuote. Temo che la strada da percorrere per “riaffermare la fiducia della collettività nell’operato delle pubbliche amministrazioni “ sia ancora lunga e tortuosa.

© 2015 - Brunello Menicucci

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