La crisi italiana è tutta europea

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La crisi italiana, la seconda in pochi mesi, preoccupa tutti: sul New York Times ieri, in un articolo dal titolo “Il problema dell’Italia è il problema dell’Europa, Simon Nixon si chiedeva in che modo l’euro sopravvivrà, cioè sotto quale egida: tedesca o italiana?

La "regola" tedesca

La Germania, è noto, vorrebbe una moneta forte, basata su regole certe, su Paesi che possono contare sulle proprie risorse e dove eventuali crisi di debito siano affrontate con condizioni ben precise e in un regime di “sovranità condivisa”.

l'andamento del PIL in Italia

The Italian Job

Per contro, la “via italiana” porterebbe ad avere una moneta tendenzialmente debole, periodiche svalutazioni finalizzate a recuperare competitività e il sostegno dell’autorità centrale, tramite “fiscal transfers”, in caso di bisogno.

La ricaduta della nostra economia in “recessione tecnica”, per la terza volta in cinque anni, riporta la questione sotto i riflettori. E non c’è da stupirsene, visto che la paralisi politica del nostro Paese potrebbe rallentare seriamente anche la crescita degli altri: infatti può non piacerci ma, mentre noi continuiamo a rimanere al palo, gli altri Paesi che hanno affrontato la crisi ne stanno uscendo: in Portogallo la disoccupazione è scesa, nel giro di un paio d’anni, di oltre 3 punti percentuali; la Spagna, attualmente, è il paese con la crescita più rapida (0.6% nel secondo trimestre), la Grecia chiuderà il 2014 con un PIL in crescita del 1.1% e sembra che Cipro tornerà a crescere già nel 2015, ben prima delle previsioni del FMI grazie a investimenti stranieri.

Perciò lo stallo in cui versa la nostra economia diventa un problema per tutta l’Europa; anche perché l’impatto dei “quantitative easing” di cui si sente parlare potrebbero non avere gli effetti desiderati sull’economia reale che, invece, avrebbe estremo bisogno di un deciso aumento dei prestiti da parte del sistema bancario.

Perciò servirebbe una decisa accelerata alle riforme (quelle vere, non di facciata), perché la fiducia e la credibilità hanno un limite, anche (soprattutto?) per i governi. Per citare Tony D’Amato (Ogni maledetta domenica) “O risorgiamo come collettivo o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta”.

© 2014 Brunello Menicucci

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